Cappuccetto Rosso fa paura ai bambini? Perché quella paura, a teatro, diventa coraggio

C’è «Cappuccetto Rosso» in cartellone, e voi esitate. Lo capisco. Perché in quella storia c’è un bosco da attraversare, e c’è un lupo che si traveste e divora. E mentre leggete il titolo, vi fate la domanda giusta, la stessa che mi fanno tanti genitori: si spaventerà troppo? Gli verranno gli incubi? Non è meglio aspettare che sia più grande?

Cara mamma, caro papà, lasciate che vi racconti perché, a quella paura, vale la pena dire di sì. E perché il nostro lupo non è il lupo che temete.

La paura non è il difetto della fiaba. È il suo cuore

Per generazioni si è pensato di proteggere i bambini addolcendo le fiabe: togliere il lupo, smussare la strega, far finire tutto in una carezza. Lo psicoanalista Bruno Bettelheim, che alle fiabe ha dedicato il libro più importante che ne sia mai stato scritto, dimostrò il contrario: una fiaba a cui togli la parte inquietante non è una fiaba più buona, è una fiaba resa muta. Perché è proprio il lupo a fare il lavoro.

Il bambino non ha bisogno di una storia dove non succede niente di brutto. Ne incontra già, di cose che lo spaventano: il buio, il distacco da voi la mattina, un sogno cattivo. La fiaba gli offre qualcosa di prezioso: un luogo sicuro dove dare un nome e una forma a quella paura, e vederla, finalmente, perdere. Il lupo è la paura resa visibile. E una paura che ha una faccia è una paura che si può affrontare.

Il lupo di Cappuccetto Rosso, burattino ironico, fa ridere i bambini al Teatro San Carlino

Perché a tuo figlio serve incontrare il lupo

La paura è una delle emozioni primarie, antica quanto noi: è il sensore che ci tiene in vita. Non si può, e non si deve, insegnare a un bambino a non avere paura. Gli si può insegnare a starci dentro, ad attraversarla, a uscirne. Ma per imparare ad attraversare il bosco, prima bisogna entrarci.

Ecco cosa accade quando vostro figlio guarda Cappuccetto perdersi tra gli alberi e poi ritrovare la strada: impara, senza che nessuno glielo spieghi, che dalla paura si esce. Che il lupo, alla fine, perde. È quella che noi al San Carlino chiamiamo Resilienza Immaginativa: la forza interiore che un bambino costruisce non evitando le emozioni difficili, ma incontrandole in un luogo dove sono sicure. È il primo mattone del coraggio che gli servirà, da grande, per i lupi veri.

Il nostro lupo, però, ride con voi

E qui arriva la parte che cambia tutto, e che forse non vi aspettate.

Il lupo del San Carlino fa paura il giusto. Perché da noi il cattivo non è mai soltanto cattivo: è anche, un po’, un complice. Ogni tanto esce dal suo ruolo, si gira verso la platea, fa una smorfia, strappa una risata proprio mentre teneva tutti col fiato sospeso. È il nostro modo di fare da ponte tra la storia e il bambino — un mediatore tra la paura e la risata, che tiene la tensione sempre a misura di chi guarda.

Così il lupo smette di essere un mostro e diventa, come ci piace dire, un enigma da risolvere: qualcosa di cui aver paura quel tanto che basta, e poi capire, e infine battere. Il bambino ride, trema, ride di nuovo. E impara la lezione più importante: che si può avere paura e divertirsi nello stesso momento, che il buio si attraversa anche ridendo.

La paura giusta, e voi accanto

Detto questo, ogni bambino è diverso, e voi li conoscete meglio di chiunque. Per questo, sotto ogni nostro spettacolo, non scriviamo solo l’età: vi diciamo anche il registro, se è una storia tutta luce o se ha un momento più intenso. Cappuccetto ha il suo brivido — il bosco, il lupo — e ve lo diciamo con onestà, perché possiate scegliere il momento giusto per il vostro bambino.

E poi c’è la cosa più importante di tutte: quel brivido, vostro figlio non lo vive da solo. Lo vive dalla sua piccola sedia, con voi a un palmo di distanza, sulle panche di legno. Sente la vostra presenza mentre il cuore gli batte un po’ più forte, e questo cambia ogni cosa. Non è la paura a fare male a un bambino: è la paura vissuta in solitudine. La paura attraversata accanto a chi ami diventa, semplicemente, coraggio.

Proteggere non è nascondere

So bene cosa significa voler tenere il proprio figlio al riparo da tutto. Ma proteggere un bambino non vuol dire costruirgli intorno un mondo dove non esiste il lupo. Vuol dire stargli accanto la prima volta che lo incontra, e mostrargli che dal bosco si esce.

È quello che facciamo, ogni volta, da questa parte della storia. Se volete esserci, trovate «Cappuccetto Rosso» e tutte le età consigliate sul nostro sito. Scegliete la data giusta, e venite: al lupo, e a tutto il resto, pensiamo noi.

Vi aspetto a teatro.

Caterina Vitiello Direttrice Artistica del Teatro San Carlino

Acquista il tuo biglietto 👇🏼

Nessun evento trovato!