Hansel e Gretel: la fiaba che insegna a tuo figlio che il bosco si attraversa in due

C’è un momento, in «Hansel e Gretel», che mi commuove ogni volta. Non è la casa di marzapane, e non è la strega. È quando i due fratelli, persi nel bosco, si prendono per mano. Sono piccoli, è buio, e hanno paura. Ma sono in due. E quella mano stretta è, in fondo, tutta la storia.

Cara mamma, caro papà, lo so che questa fiaba vi mette un po’ in apprensione. C’è una strega, c’è un forno, c’è il momento in cui i bambini si ritrovano soli. Lasciate che vi racconti perché, raccontata bene, non è una storia di paura. È una storia di complicità.

Hansel e Gretel si tengono per mano nel bosco, burattini al Teatro San Carlino

Due bambini, un bosco, una mano da stringere

La trama la conoscete. Hansel e Gretel si ritrovano soli nel bosco, e per non perdersi Hansel semina dei sassolini lungo la strada. Poi arriva la casa fatta di dolci, e la strega che vuole approfittarsi della loro fame. Ma ecco il punto che conta: nessuno dei due si salva da solo. All’inizio è Hansel a proteggere, con l’idea dei sassolini. Alla fine è Gretel a salvare il fratello, con l’astuzia, ingannando la strega.

Si alternano. Si proteggono a vicenda. Quando uno è in difficoltà, c’è l’altro. È questa, sotto la superficie spaventosa, la vera lezione della fiaba: che insieme si può affrontare anche ciò che, da soli, sembrerebbe impossibile.

Perché questa storia parla a tuo figlio

Ogni genitore, a un certo punto, fa i conti con un pensiero scomodo: non potrò sempre essere lì. Crescendo, mio figlio incontrerà i suoi boschi — una difficoltà a scuola, un’amicizia che finisce, una paura che dovrà attraversare quando io non ci sarò. È un pensiero che stringe il cuore.

«Hansel e Gretel» offre a quel pensiero una risposta gentile. Non dice al bambino «il mondo non fa paura»: sarebbe una bugia. Gli dice qualcosa di più vero e più utile: che il bosco fa paura, sì, ma non sei costretto ad attraversarlo da solo. Che si può chiedere una mano, e darla. Che la forza, spesso, non è essere coraggiosi in solitudine, ma avere qualcuno accanto — e saper essere, per qualcun altro, quel qualcuno.

I fratelli, la prima alleanza

Non è un caso che i protagonisti siano due fratelli. Gli psicologi raccontano che il fratello è il primo «palcoscenico sociale» del bambino: è con lui che impara, prestissimo, cosa significhi condividere, litigare, fare pace, proteggere ed essere protetto. È la prima palestra del «noi».

Ma attenzione: questo non vale solo per chi ha un fratello. Gli studi sulla forza interiore dei bambini sono chiari su un punto: ciò che li rende capaci di affrontare le difficoltà è avere almeno un legame sicuro — e quella figura non deve per forza essere un fratello. Può essere un amico del cuore, un nonno, un compagno di banco. Potete essere voi. Quello che la fiaba celebra non è la fratellanza di sangue: è il legame. La scoperta che, con qualcuno accanto di cui fidarsi, anche il bosco più fitto si attraversa.

La nostra strega golosa

E la strega? La strega, da noi, fa meno paura di quanto temete. Perché il cattivo, al San Carlino, ha sempre un lato che fa sorridere. La nostra strega è soprattutto golosa, un po’ pasticciona, talmente accecata dalla sua voglia di dolci da farsi gabbare da due bambini. Esce dal suo ruolo, fa una smorfia, e i piccoli in sala si ritrovano a ridere proprio mentre avevano un po’ paura. È il nostro modo di tenere la tensione sempre a misura di bambino — un ponte tra il brivido e il sorriso.

Questo non vuol dire che la storia sia tutta leggera: ha i suoi momenti intensi, e ve lo diciamo con onestà. Per questo, sotto lo spettacolo, trovate l’età che consigliamo e due righe sul tono, così potete scegliere il momento giusto per il vostro bambino. Ma quando quel momento arriva, il brivido è di quelli che si attraversano e si lasciano alle spalle — meglio ancora se tenendo una mano.

Il bosco si attraversa in due

Alla fine, è questo che vostro figlio porta a casa da «Hansel e Gretel»: non la paura della strega, ma la certezza che nei momenti difficili si può non essere soli. Che la cosa più forte che possiamo fare, a volte, è stringere la mano di qualcuno e affrontare il bosco insieme.

E in sala, quella complicità, i bambini non la guardano soltanto: la vivono. Vivono la stessa paura e la stessa risata nello stesso istante, mentre la musica suona dal vivo, accanto ad altri bambini, con voi alle spalle sulle panche di legno. Per un’ora, dalle loro piccole sedie, sono Hansel e Gretel: piccoli davanti a qualcosa di grande, ma insieme.

Trovate «Hansel e Gretel» e le età consigliate sul nostro sito. Scegliete la data giusta, e venite a stringere una mano con noi.

Vi aspetto a teatro.

Caterina Vitiello Direttrice Artistica del Teatro San Carlino

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