C’è un momento, durante «I tre porcellini», in cui tutta la sala ride insieme. È quando il lupo prende fiato, gonfia le guance, soffia con tutte le sue forze — e la casa di mattoni non si muove di un centimetro. I bambini esplodono. E quella risata, tutta insieme, è una delle cose più belle che mi capiti di sentire da questa parte della scena.
Cara mamma, caro papà, oggi voglio parlarvi proprio di quella risata. Perché dietro una storia che sembra fatta solo per divertire c’è molto più di quanto sembri. E perché c’è una differenza enorme tra il modo in cui vostro figlio ride a teatro e il modo in cui ride, da solo, davanti a uno schermo.
Una storia che fa ridere mentre insegna
«I tre porcellini» è, in apparenza, semplicissima. Tre fratelli, tre case: una di paglia, una di legno, una di mattoni. Arriva il lupo, soffia, e le prime due volano via. Ma la terza, quella costruita con pazienza e fatica, resiste. Il lupo ci prova, ci riprova, diventa paonazzo — e alla fine se ne va a mani vuote.
Sotto la risata, però, il bambino assorbe una piccola grande verità: che l’ingegno batte la forza. Che chi ha lavorato con cura, chi ha avuto la pazienza di costruire qualcosa di solido, alla fine vince — anche contro chi è più grosso e più prepotente. Non glielo diciamo con una morale appiccicata in fondo. Glielo facciamo ridere addosso, che è il modo in cui i bambini imparano meglio.
Ridere è una cosa seria
Diamo per scontato che i bambini ridano, ma la risata è tutt’altro che banale. Gli studiosi che la osservano hanno scoperto che il senso dell’umorismo è una vera tappa dello sviluppo: per ridere di qualcosa, un bambino deve prima capire come dovrebbe andare il mondo, e poi accorgersi che qualcosa è «fuori posto». Il lupo che vuole fare il duro e finisce a corto di fiato è proprio questo: un’aspettativa ribaltata. Ridere, per un bambino, è la prova che la sua mente sta crescendo, che comincia a cogliere l’assurdo, il rovesciamento, il gioco.
E mentre ride, succede dell’altro. Una risata vera scioglie la tensione, libera, rilassa. È una piccola palestra di leggerezza, di quelle che servono per affrontare, più avanti, le cose pesanti.
Ma si ride molto di più in due
E qui arrivo al punto che mi sta a cuore. La risata, prima di tutto, è una faccenda sociale. Lo dice la scienza in modo quasi buffo: ridiamo molte più volte in compagnia che quando siamo soli. Ridere insieme è un modo per dirci «la pensiamo allo stesso modo», per sentirci vicini, parte della stessa cosa. Non a caso, quando un bambino ride, la prima cosa che fa è girarsi a cercare lo sguardo di qualcuno con cui condividere.
Ecco perché la risata davanti a un video, da soli, non è la stessa cosa. Il bambino ride, certo — quei contenuti sono costruiti apposta per strappargli una reazione, è quella che chiamo la dopamina a buon mercato degli schermi — ma è una risata che finisce lì, che non ha nessuno con cui voltarsi. È una caloria vuota della gioia. La risata che riempie davvero, quella che resta, è la risata che si divide con qualcuno: con i bambini accanto, con voi sulle panche dietro, con tutta una sala che esplode nello stesso istante.
Il nostro lupo che soffia
A teatro quella risata ha un grande complice: il lupo. Perché il cattivo, da noi, è anche la spalla comica migliore. Soffia e sbuffa, si arrabbia, esce dal personaggio per fare una smorfia ai bambini, torna a soffiare ancora più forte e ancora più rosso in faccia, e la musica suonata dal vivo cavalca ogni sbuffo. Tiene la storia col fiato sospeso e insieme la fa ridere — è il nostro modo di stare sempre dalla parte di chi guarda, anche quando in scena c’è il «cattivo».
E quando tutta la sala ride dello stesso lupo, nello stesso momento, accade qualcosa che nessuno schermo può dare: i bambini si sentono insieme. La risata rimbalza da una piccola sedia all’altra, contagiosa, e per qualche secondo sono una cosa sola. È la gioia nella sua forma più antica e più vera: quella condivisa.
La risata che ti fa voltare
Quando tornate a casa, provate a chiedervi: qual è stata, ultimamente, l’ultima risata vera di vostro figlio? Quella che gli ha fatto cercare i vostri occhi, che avete riso anche voi, che magari vi siete raccontati di nuovo a cena?
Quel tipo di risata non si trova in un video da guardare da soli. Si trova dove c’è qualcuno con cui ridere. Noi, di lupi che soffiano e di sale intere che esplodono, ne abbiamo a ogni spettacolo. Trovate «I tre porcellini» e le età consigliate sul nostro sito, e venite a ridere con noi. Vi assicuro che riderete anche voi.
Vi aspetto a teatro.
Caterina Vitiello Direttrice Artistica del Teatro San Carlino
