Bomba o non Bomba

Dal 4 aprile al 3 maggio 2026

BOMBA O NON BOMBA

“Non basta guardare. Bisogna aprire gli occhi.”

Una favola teatrale contemporanea tra pupazzi, musica dal vivo e verità scomode.

Regia di Oliver Remo Reimann

Un’esplosione che interrompe il tempo.

Un amore giovane, un sogno di cambiamento, una fuga che non avviene mai. Bomba o non bomba ti trascina in un viaggio assurdo e inquietante che parte dagli anni ’70 per planare nel presente. In un mondo dove tutti dicono che “va tutto bene”, Oliver Remo Reimann ci costringe a guardare oltre la superficie.

 

“Uno spettacolo per chi ama il teatro che sorprende, che fa sorridere e poi colpisce dritto allo stomaco.”

 

Cosa vede un ragazzo di 16 anni?

Oliver Remo Reimann debutta alla regia con una storia di riflessione interiore animata da un moto giovanile di ricerca. La sua è una prospettiva inedita: quella di chi non ha ancora smesso di cercare la verità e invita le coscienze di ogni generazione a fare lo stesso. Un viaggio in un mondo parallelo per imparare, finalmente, a vedere.

Musica e Figure: L’anima della scena.

Non è solo teatro. È un’esperienza multi-sensoriale che unisce:

  • Teatro di Figura Contemporaneo: Pupazzi che danno voce all’assurdo, animati da Francesca Alessi, Caterina d’Ettorre e Veronica Colacchio.

  • Musica Live: Un tappeto sonoro potente eseguito dal vivo da Andrea Ierardi, Lorenzo Magni, Gabriele Guidoni e Maurizio Ponziani.

  • L’Ensemble Strumentale: Il dialogo tra basso, violino, pianoforte e batteria che scandisce ogni battito del cuore dello spettacolo.


Regia e Ideazione: Oliver Remo Reimann

Attori e Burattinai:
Francesca Alessi, Caterina d’Ettorre, Veronica Colacchio

Musicisti:
A. Ierardi, L. Magni, G. Guidoni, M. Ponziani

Visual Art & Grafica:
Alina Frassanito

Analisi dell’Opera e del Profilo Artistico

L’opera ‘Bomba o non bomba’, ideata e diretta dal sedicenne Oliver Remo Reimann, si configura come un’operazione culturale di eccezionale densità simbolica, capace di coniugare il linguaggio della favola teatrale con la profondità della riflessione storica e sociale. 

Una favola teatrale contemporanea

La natura stessa dello spettacolo, definito come una “favola teatrale contemporanea”, suggerisce un superamento dei generi tradizionali, integrando l’uso di pupazzi, musica dal vivo e immagini di forte impatto visivo per esplorare temi complessi quali la verità, gli ideali e la responsabilità individuale. 

La scelta di un regista giovanissimo per un’opera che interroga il passato e il presente impone una strategia di promozione che non si limiti alla mera segnalazione dell’evento, ma che sappia costruire un posizionamento intellettuale autorevole per l’artista, valorizzandone la precocità non come curiosità anagrafica, ma come prospettiva inedita e necessaria sulle dinamiche della storia. 

Un viaggio tra gli anni ’70 e il presente

Il nucleo drammaturgico dello spettacolo ruota attorno a un viaggio tra gli anni ’70 e il presente, un arco temporale che permette di mettere in dialogo le speranze e le tensioni di un’epoca di grandi ideologie con l’apparente apatia e la complessità del mondo contemporaneo. 

L’uso dei pupazzi come mediatori tra il reale e l’assurdo

L’uso dei pupazzi, lungi dall’essere una scelta puramente estetica o rivolta esclusivamente a un pubblico infantile, si inserisce nella tradizione del teatro di figura di ricerca, dove l’oggetto animato funge da mediatore tra il reale e l’assurdo, permettendo di porre quelle “domande scomode” che la messa in scena naturalistica faticherebbe a veicolare con la stessa forza d’urto. 

In questo senso, lo spettacolo si rivolge a chi “ama il teatro che sorprende” e che non ha timore di essere “colpito allo stomaco” da una narrazione che richiede un risveglio della coscienza: “aprire gli occhi” è l’imperativo morale che attraversa l’intera produzione. 

La compagine artistica

Le attrici e burattinaie Francesca Alessi, Caterina d’Ettorre e Veronica Colacchio assicurano una manipolazione dei pupazzi che trascende la tecnica per farsi interpretazione drammatica. 

La componente musicale

La componente musicale, eseguita dal vivo da Andrea Ierardi, Lorenzo Magni, Gabriele Guidoni e Maurizio Ponziani, non funge da semplice commento sonoro, ma da vero e proprio motore emotivo, riallacciandosi alla tradizione del teatro-canzone e del cantautorato impegnato che costituisce l’ossatura culturale del progetto. 

La grafica di Alina Frassanito, infine, completa l’identità visiva dell’opera, suggerendo un’estetica potente e iconica che deve essere il cardine della strategia di comunicazione visiva.

Quando

Sabato 14 febbraio 2026 – ore 20:30

Dove

The San Carlino – Puppet Theater in Rome Viale dei Bambini (Villa Borghese), 00197 Roma

Un teatro magico nel cuore di Roma, dove la tradizione incontra la sperimentazione.

Sei pronto ad aprire gli occhi?

Non perdere il debutto di una delle voci più giovani e coraggiose del nuovo teatro italiano.

(Posti limitati – Prenotazione consigliata)

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